Maggio 18, 2026

Roma, fiducia a Gasperini e Ranieri in “stand-by”

L’equilibrismo dei Friedkin su Gasperini: una scommessa al buio che potrebbe sfociare nel paradosso di una Roma senza più una guida né un garante

Partiamo subito in medias res, senza girarci troppo intorno. A Trigoria hanno scoperto l’acqua calda, ma con un delay tipicamente texano: per vincere serve un allenatore, possibilmente lo stesso per più di una settimana. Già, perché Dan Friedkin, dopo aver consultato i suoi algoritmi e forse qualche spirito guida lontano dal raccordo anulare, ha emesso il verdetto: si tira dritto con Gasperini.

Fine delle trasmissioni, o almeno così sperano ai piani alti, convinti che basti un po’ di sana diplomazia per spegnere l’incendio divampato tra il tecnico e l’Advisor più celebre del Testaccio. Il progetto non deve naufragare, dicono. Soprattutto perché, dopo aver dato il benservito a icone come Josè Mourinho e Daniele De Rossi, un altro ribaltone trasformerebbe la Capitale in una succursale di un set di spionaggio internazionale, tra incontri segreti a Firenze e silenzi che pesano più di una stagione sbagliata.

L’organigramma minimalista e il paradosso di Sir Claudio

A conti fatti, la gestione Friedkin si conferma una sorta di esperimento d’avanguardia: la società senza società. Mentre a Napoli ci siamo abituati ai cine-panettoni presidenziali, a Roma preferiscono il genere muto. Non c’è quasi mai un referente diretto, e il direttore sportivo Massara sembra vivere in un costante stato di separazione in casa con l’allenatore. In questo vuoto pneumatico di potere, si è infilato il conflitto tra Gasp e Ranieri. Il primo, un maniaco del lavoro che vuole protezione totale; il secondo, un consulente con troppo carisma per limitarsi a guardare i cantieri. Risultato? Dieci giorni di gelo polare tra i due, con la proprietà che cerca di salvare capra e cavoli, confermando il tecnico e sperando che il consulente accetti di scivolare nell’ombra, magari occupandosi della scelta dei tendaggi a Trigoria anziché delle dinamiche di spogliatoio.

Il deserto dei Tartari: l’incubo del doppio addio

Ma mentre i Friedkin si convincono di aver risolto il rebus con un atto d’imperio, c’è una domanda che nessuno osa sussurrare: e se la proprietà giallorossa alla fine restasse col cerino in mano, perdendo sia Gasperini che Ranieri? Sì, insomma, non è un’ipotesi da fantacalcio. Gasperini è uomo di spigoli e principi: se annusa che la “piena fiducia” è solo un modo per arrivare a fine stagione senza troppi danni, potrebbe essere lui il primo a salutare la compagnia, magari verso lidi dove il DS non è un separato in casa e la catena di comando non è una linea tratteggiata. Allo stesso tempo, un Ranieri ridotto a figura ornamentale — lui, che a Roma è l’istituzione — non esiterebbe un secondo a fare un passo indietro per coerenza. Il rischio per la proprietà americana è altissimo: ritrovarsi a giugno con una bacheca di uffici vuoti, senza il tecnico della rivoluzione e senza l’unico uomo capace di metterci la faccia davanti a un popolo inferocito. A quel punto, più che una “catena di comando corta”, i Friedkin si ritroverebbero con un deserto d’eccellenza. E a Roma, si sa, la sabbia scotta molto più che in Texas.

 

Di Francesco De Salvin