Napoli, Conte e il calcio che si sta perdendo: la visione critica di Fabio Santini a Casa Serie A
La vittoria del Napoli nella Supercoppa Italiana contro il Bologna ha riacceso il dibattito non solo sul valore tecnico della squadra di Antonio Conte, ma anche sullo stato di salute del calcio italiano. A offrire una lettura netta, senza sconti, è stato Fabio Santini, intervenuto nel corso di Casa Serie A, format condotto da Max Viggiani.
Secondo Santini, il successo del Napoli a Riad è la dimostrazione plastica di una squadra che ha finalmente interiorizzato l’impronta del proprio allenatore:
«Il Napoli è la squadra che ha assorbito fino in fondo il fattore Conte. Al di là di tutte le analisi tecnico-tattiche, ieri sera si è vista una vera lezione di calcio, giocata per novanta minuti ad altissima intensità».
Il marchio di Conte
Nel suo intervento, Santini ha sottolineato come il Napoli abbia mostrato una superiorità non episodica, ma strutturale:
«Quando una squadra sa di avere Antonio Conte in panchina, i giocatori sentono di avere il suo sangue addosso. Questo fa la differenza. È una squadra che corre, che lotta, che sa esattamente cosa fare in ogni momento della partita».
Una maturità evidente soprattutto nella finale contro il Bologna, vinta senza sbavature, e che secondo Santini rilancia gli azzurri anche in ottica campionato.
Una Supercoppa da ripensare
Non manca, però, una critica dura al format della Supercoppa Italiana:
«Questa coppa è diventata una “coppa a porta ombrelli”, una forzatura pensata solo per raccattare soldi. È stata venduta come un evento mondiale, ma gli ascolti televisivi sono stati irrisori. Bisogna avere il coraggio di dirlo».
Santini chiarisce che la sua posizione non sminuisce il valore sportivo del Bologna:
«Il Bologna gioca un grande calcio e ha fatto un percorso straordinario, eliminando anche l’Inter. Ma il problema è a monte: questo format allontana i tifosi e snatura la competizione».
Calcio, audience e disaffezione
Il discorso si allarga poi a una riflessione più ampia sul sistema:
«Oggi comandano i soldi e l’audience, non più la passione. È questo che sta facendo disamorare tante persone dal calcio».
Santini individua un rischio preciso:
«Si guarda solo al bacino d’utenza, alle grandi piazze, dimenticando che il calcio è anche racconto, emozione, identità. Così si perde il senso stesso dello sport».
VAR e credibilità
Altro tema centrale è quello del VAR, strumento che secondo Santini resta incompleto:
«Nel VAR manca una figura fondamentale: qualcuno che abbia giocato a calcio ad alto livello. Serve chi conosce davvero l’intensità di un fallo, il gesto istintivo di un difensore in area».
Una critica che punta al cuore della credibilità del sistema:
«Le regole devono essere omogenee e di facile interpretazione. Oggi, invece, tutto è lasciato all’interpretazione di chi guarda le immagini».
Il caso Allegri-Oriali
Santini è intervenuto anche sul caso che ha acceso il dibattito mediatico:
«A me dà fastidio questa doppia faccia. Quando Allegri entra in campo si trasforma. Non sono le parolacce in sé, ma l’offesa alla persona. Dire “vecchio ottantenne” a una figura storica del calcio italiano è inaccettabile».
Una questione di rispetto e di esempio:
«Queste persone sono modelli per i giovani. La vecchiaia non è un insulto, è esperienza, è saggezza. È patrimonio del calcio».
Uno sguardo al futuro
In chiusura, Santini ha lanciato un appello chiaro al giornalismo sportivo:
«Basta titoli iperbolici, basta urlare. Serve tornare a raccontare il calcio per quello che è, con onestà e misura».
E sul campo non ha dubbi:
«Il Napoli ha tutte le carte in regola per vincere lo Scudetto, anche con qualche punto di distacco. Il mercato di gennaio, come mai quest’anno, potrà fare la differenza».

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